Il mercato dei Like



Nonostante questo sia un mio anno “off”, il mio interesse per il mio precedente lavoro è ancora attivo, ed amo tenermi aggiornato su quanto succede in ambito Social Media/Pubblicità in Italia e nel resto del mondo. Pochi giorni fa sono stato contattato su Linkedin da una società specializzata in Social Media. Volevano semplicemente informarmi dei loro servizi, delle loro offerte e rispondere alle mie domande qualora ce ne fossero state. Il loro core business è quello della vendita di “Like”. 



In pacchetti o a singola richiesta, questa società provvede a far aumentare il numero dei vostri Likes/followers/views su qualsiasi network voi desideriate. Occupandomi di Social, ho trovato la cosa piuttosto strana ed interessante, ed ho proseguito con qualche domanda.

In una mai di risposta, ho chiesto alla responsabile di tale società in che modo provvedessero all’aumento di fan, se grazie a Facebook Ads o Networking. Una mail di risposta ha confermato i miei dubbi: era la seconda opzione. In pratica questa società è in possesso di un database di di centinaia di migliaia di persone(reali o presunte) che, a comando, mettono un like a questa o a quest’altra pagina. Almeno così sembra funzionare il gioco.

Da Social Media Manager, la mia prima reazione è stata una smorfia. A cosa serve un “like” che non è veramente un “like”? A cosa mi serve un follower che non è realmente interessato a ciò che vendo, o a ciò di cui parlo?

In ogni modo, non ho ucciso l’idea da subito. Nella mail di risposta che ho ricevuto, la responsabile tiene a precisare che il servizio non sarà troppo utile se ciò che cercate è una risposta attiva dai fan, ma nessuno può negare che è ben differente entrare in una pagina che ha 100.000 like, o guardare un video che ha 500.000 views rispetto ad interagire con un account dimenticato da Dio.

I Likes portano likes, le views portano più views. Questo è un dato di fatto.
Considerando che un pacchetto di 100.000 likes su una fan page di Facebook viene venduto per 1500 dollari, si potrebbe cominciare a farci un pensierino. Quanti veri likes posso ottenere con 1500 dollari di Ads? E quanti me ne arriverebbero di “rimbalzo” da un pacchetto di 100.000 likes?

C’è da considerare anche il fatto che Facebook sta portando avanti una battaglia contro i falsi likes da tempo. La compagnia che fornisce il servizio assicura che il loro network è composto al 100% da persone reali, seppur non necessariamente interessate (questa ovviamente, è una mia aggiunta.) Tengo a precisare che non sto parlando di pirati informatici o possessori di pagine random qualunque che postano selvaggiamente su richiesta, ma di una società strutturata e organizzata, perfettamente legale, che provvede all’accrescimento del vostro network.

 Spendereste voi parte del vostro budget per like di “facciata” e alcuni like di rimbalzo? O restate dell’idea che un numero minore di persone, seppur in un target altamente selezionato, sia più efficace?
 


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3 commenti:

Marty ha detto...

Personalmente mi sono posta la stessa domanda varie volte e sono giunta alla conclusione che il like porta like e che i contenuti che funzionano hanno l'intrinseca capacità di stimolare l'interesse anche dei "like per pay". Moralmente non lo trovo corretto, ma in termini di tempo, risultati e viralità credo sia una soluzione che merita di essere considerata.

SpeakerMuto ha detto...

Ricordo un'intervista agli Scorpions in cui il cantante rivelava che il gruppo aveva pagato dei giornalisti affinché scrivessero articoli promozionali per uno dei loro primi tour.

Andrea Mentasti ha detto...

E' solo la versione tecnologica della "claque" prezzolata. Non mi stupisce il fatto che esista come non mi stupisce che se ne faccia uso. Non mi stupisce nemmeno che vengano usate parole chiave al solo scopo di aumentare le visite nei siti. L'utilità di questi mezzucci è palese: il numero di utenti che gradiscono un prodotto è uno dei più potenti influenzatori nel processo d'acquisto. Alla faccia di chi sostiene che il web sia un mezzo più onesto dell'adv tradizionale.

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