Cronaca di un Copywriter a Melbourne - Giorno 36

Non sono un tipo abitudinario. Almeno, non in genere. Mi piace cambiare strada, cambiare colazione, cambiare marca. Mi piace scoprire ogni giorno una cosa diversa, per evitare di cadere nell’abitudine.

Dicono che quando si ha un dejavù significhi che ti trovi esattamente in linea con il tuo destino, sei esattamente dove dovresti essere, al momento giusto, nel posto giusto. Non so se sia per questa mia attitudine a cambiare strada, o perché abbia preso scelte a volte difficili, ma non ho mai avuto un dejavù negli ultimi 5-6 anni.

Ho appena passato la prima boa, un mese e 5 giorni. E già ho paura di cominciare a stabilizzarmi. I primi giorni non capivo quelli che se ne scappavano in giro tra l'oceania e il sud est asiatico dopo pochissimi mesi dal loro arrivo, ora vorrei imitarli.
Esisteranno i copywriter in Laos?

P.s. A seguire una pièce del mio personaggio preferito in tutta Victoria.


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Luis von Ahn: un discorso sui captcha.



Più di due anni fa, quando i Captcha erano ancora qualcosa di relativamente nuovo, ho avuto una discussione con un mio amico su quale sia il criterio con cui vengano accoppiate le parole da decifrare.

A volte infatti le associazioni di parole sembrano tutt’altro che casuali, e sembrano quasi voler veicolare un messaggio o comunicare qualcosa. Spesso sono talmente strambe da poter essere percepite come uno scherzo. Oggi, grazie alla segnalazione di QC e alle parole dell’ingegnere che ha inventato il sistema, ho capito che i risultati sono in verità del tutto accidentali.

In ogni modo, vi ripropongo il video del discorso che
Luis Von Ahn ha tenuto al Ted meno di un anno fa in cui spiega la nascita e crescita del progetto, e ne introduce un'altro: Duolingo. C’entra poco con la creatività pubblicitaria, ma c’entra fin troppo con la creatività in generale.

Clicca sull'immagine qui sotto per andare al link.


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Un copywriter a Melbourne – Giorno 18.



26 Gennaio. Australian Day. Ciò che per noi è la festa della repubblica, qui si celebra a fine Gennaio, in rigoroso stile anglosassone. Bandiere, aerei, pic-nic, barbeque, l’erba dei parchi tagliata all’inglese, stelle bianche su fondo blu.

I passi delle persone sono rallentati dalla festa. Oggi non ci sono cravatte in giro, e le 24 ore sono rimaste a casa, piene degli impegni per lunedì. Il sole fa capolino sopra Melbourne, ed illumina il nostro pranzo al sacco.

Altri italiani. E poi francesi, spagnoli, brasiliani, giapponesi, colombiani. Un esercito di zaini che ricorda l’armata brancaleone. Ognuno con i suoi problemi, ognuno con il suo accento. Il visto dentro lo zaino e una bandiera australiana sulle spalle.

In una bottiglia di vino ho trovato un’occasione. Tra le carte dei vini un lavoro.
Ho brindato alla fortuna con del rosso di Yarra Valley.
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Mettetevi la crema.

Qui in Australia c’è davvero un grosso problema. Uno di quelli che quando parti alla volta di questo paese non ti immagineresti mai. C’è una cosa che uccide molto più degli squali, molto più dei ragni, molto più di qualsiasi animale strano: il sole.

Il buco dell’ozono, una chimera a cui nessuno di noi italiani ha mai dato troppo peso, si trova esattamente al di sopra di questo continente. Ogni anno vengono registrati migliaia di casi di tumori maligni della pelle, con un incremento del 100% in 10 anni, a tal punto che da questa parte del mondo è considerato la tipologia di tumore più frequente.

In questo spot non ci sono attori. Non ci sono effetti speciali e non c’è azione. Questo spot non fa ridere. Ma da quando l’ho visto, fanculo l’abbronzatura istantanea, la crema la metto eccome.

P.s. Questo video è presente anche nella top 10 dei commercial più condivisi di tutto il 2011.



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Cronaca di un Copywriter a Melbourne - Giorno 10



Musica. Odore di cibo. Spicchio d’estate.
Una madre balla con i suoi 2 figli. Il sole sta calando sul Queen’s Victoria Market. Sollevo la birra al cielo ed il vetro si accende. Un uomo si muove a tempo dei bonghi. Intorno a me parlano 3 lingue, ma l’unica che riesco a capire è quella composta dalle note che escono delle casse.

Strani tatuaggi coprono i sogni nascosti sotto la pelle. Il Fine-Tuning è l’ingrediente segreto di un hot dog. Perderò le scarpe per camminare a piedi nudi sulle speranze. E alla fine ruberanno lo zaino pieno delle mie paure.


Cerco me stesso guardandomi intorno. La mia bussola non indica più il Nord del mondo.

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Cronaca di un Copywriter a Melbourne - Giorno 5



L’ostello in cui vivo ha ben poco degli ostelli che siamo abituati a vedere nella nostra parte di mondo. Un palazzo austero, vittoriano, con rifiniture di mogano e un vago odore di morto. Se non fosse per la gente che ci vive dentro incuterebbe un sinistro timore. Qui tutti sono “mate” o “buddy”, ma se lasci la tua busta di cibo nel frigorifero puoi star sicuro che non ce la ritrovi.

Da mercoledì mi trasferirò in un appartamento stabile. Dopo aver girato in lungo e in largo per 3 giorni, finalmente ho trovato quello che cercavo: un buco a 130$ a settimana.
Considerando che l’ostello costa 220$ a settimana, potete immaginare da soli in che posto mi sono cacciato. Dio benedica anni di campeggi e il mio spirito di adattamento.

Nel frattempo continuo a girare senza meta. Ormai ho visto più o meno tutto il CBD (Central Business District), ed è più piccolo del centro di Milano. La città ha una struttura diversa da quelle a cui siamo abituati noi italiani, e nonostante non abbia visitato per il momento nessun sobborgo, non capisco come questa città faccia a contenere 4 milioni di persone. C’è spazio per parchi, strade immense, palazzi alti e villette a schiera, ma gli spostamenti sono relativamente brevi.

Il tempo non è migliorato, ma per il fine settimana dovrebbe tornare il caldo tropicale. Persino il tizio svedese che dorme sotto di me sente freddo.

Mi sono iscritto a scuola. Da lunedì avrò meno tempo libero, ma il mio inglese comincerà lentamente a migliorare. Almeno spero. Non potrò stare all'ultimo banco e fare palline di carta, ma almeno avrò di che parlare.


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La scommessa di Coca Cola su Tumblr.

Io uso Tumblr ormai da più di un anno, e comincio a considerarlo sempre più come un circolo chiuso di persone più o meno brillanti che condividono la stessa idea di social network.

Mentre Facebook è ormai diventato il “social network di tutti” con tutto ciò che questo comporta (pagine intuili, bimbiminkia, e pubblicità sempre più stupide e pressanti), Tumblr è uno di quei social network, come Twitter, che si riserva ancora un pubblico e delle caratteristiche di per sé elitarie.

Fino ad oggi, pochissime aziende si erano accorte di Tumblr. Guardandovi intorno, a quanti non-geek o non teenager lo avete mai sentito nominare? Probabilmente molti di quelli che leggeranno questo articolo nemmeno sanno di cosa sto parlando.

Oggi, ho letto un articolo che mi ha aperto una scommessa che avevo fatto da tempo. Io continuo a sostenere, che per quanto Facebook sia ormai radicato nella nostra società, le persone tenderanno ad allontanarsene presto. Tutti vogliono essere in contatto con tutti, ma tutti vogliono avere anche il proprio “Bar”. Avere un posto più chiuso, con i propri amici, in cui sentirsi a casa. In questo caso, un social network.

Per questo motivo ho sempre scommesso su Tumblr, e ho sempre ritenuto che prima o poi, quando le persone se ne accorgeranno, i social network si moltiplicheranno a dismisura.

Che io abbia o non abbia ragione, Coca Cola ha deciso di scommetterci. Per quanto fosse un Social network, e quindi abbia milioni di iscritti, nessuna grande holding si era mai messa in testa di usare questo strumento come mezzo pubblicitario.

Nasce "Happiness is...", un tumblelog che contiene ovviamente immagini , spesso brandizzate ,sul concetto dell’attuale campagna Coca Cola. La prima pagina brand su Tumblr.

L’unico mio dubbio al momento, è se tutto ciò è davvero merito del reparto marketing del brand, o di qualche appassionato particolarmente devoto alla bevanda.

Dategli un’ occhiata.












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