Storie di Obroni.

Non sono riuscito a resistere più di 6 mesi in Italia. Grazie ad una mail distratta, una di quelle che invii in un caldo venerdì di Giugno con allegato il tuo CV, ho cambiato di nuovo il mio percorso.

Ora scrivo da Accra, Ghana. Fiero avamposto di Now Available Africa.
L'ombelico del mondo, per quanto ho potuto vedere finora.

Da qui continuerò a raccontare questa storia con Enrico, Art e amico di vecchia data.
Seguiteci nel nostro nuovo blog: The White Sheeps.



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Come trovare lavoro nel 2013

La ricerca di un lavoro è sempre stato un argomento sensibile, soprattutto in un periodo di profonda crisi come questo. Si parla tanto di disoccupazione e la frustrazione dei giovani è arrivata ai limiti, ma personalmente sono sempre stato dell'opinione che con la volontà e la giusta idea, niente è impossibile.

La crisi della Spagna è più profonda della nostra, e sono in molti quelli come Enzo che da mesi e mesi  portano in giro lo stesso curriculum senza aver avuto una sola risposta.

Un giorno però Enzo ha deciso di cantare il suo curriculum in metro. E lo ha fatto particolarmente bene.
Il risultato:

500.000 visualizzazioni del video su Youtube in pochi giorni.
Stampa e giornali nazionali hanno ripreso la notizia.

Sinceramente non so se il ragazzo abbia ricevuto anche delle offerte di lavoro, ma con una presentazione così non penso tarderanno ad arrivare.

Ánimo y suerte Enzo!

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Il pettirosso.

The Proud Robin by Gianluca Sgarriglia (GianlucaSgarriglia)) on 500px.com
The Proud Robin by Gianluca Sgarriglia


Ed ogni tanto, come una febbre, torna lo spirito del pettirosso.

Questo è un racconto che ho letto nel libro di un amico durante il mio lungo viaggio.
Una storia che parla ai pettirossi che non si accontentano del loro posticino.
A tutti quelli che vorrebbero volare via dal loro nido.


"Noi si è i pettirossi, Saverio." 
Iniziava sempre così, bisbigliandomi dalla sua altitudine questa constatazione che a me suonava insieme misteriosa ed esaltante, non avendo mai visto un pettirosso e immaginandomelo come un uccello meraviglioso. "Noi libertari si è pettirossi, coraggiosi come quell'uccellino di tanto tempo fa che volle andare dal falchetto. Vuoi che te la conto ancora?" Non aspettava mai che io gli dicessi di sì.
"Allora, c'era questo pettirosso, piccolo che lo tenevi nel pugno della mano, ma con le sue idee che nessuno riusciva a togliergliele dal capo. Voleva volare in qua e in là a vedere il mondo, becchettare dove c'era da sfamarsi, e non gli piaceva per nulla che gli avessero assegnato il suo posticino e morta lì. Così che un giorno prese il coraggio a quattro mani e si presentò dal signor falchetto, il re degli uccelli del bosco. 'Vorrei il permesso, signoria, di andare un po' dove mi pare, tanto non darei fastidio a nessuno, piccolino come sono. Così gli disse, e intanto gli tremavano tutte le penne. I1 falchetto s'adombrò immediatamente e fece la voce grossa: 'Questa è una faccenda che non mi piace per nulla. Tu devi mettere la testa a posto e non star a disturbare conle tue pretese. Fila via o chiamo le gazze'. E nel dirgli questo, senza neppure farci caso, gli diede una zampata che gli artigliò a sangue un'ala. L'aveva pagata cara quell'uccelletto la sua smania di libertà. Ma testardo com'era, in due o tre giorni era di nuovo in aria a volare. Certo, alla bell'e meglio, che arrancava dietro alla sua aluccia offesa tutto di sghimbescio. Sembrava diventato un pagliaccio tanto era buffo come si era ingegnato di volare con un'ala sola. E tutti gli uccelli giù a ridere. E ridevano a crepapelle anche il signor falchetto e le sue gazze. Così che dal gran ridere nessuno si accorgeva che a ogni giorno che passava il pettirosso volava sempre un po' più in alto e un po' più in là del posto che gli avevano assegnato. E il giorno che il falchetto se n'è accorto il pettirosso oramai volava così in su che dall'alto prese a bombardare sul capo il re degli uccelli a colpi di cacatine. "


Maurizio Maggiani - Il coraggio del pettirosso
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Moritz Aust e la fotografia surrealista.


Non scrivo da tanto. Troppo. Il viaggio è stato lungo e faticoso e mi ci sono voluti alcuni mesi per riprendermi. Voglio tornare a occuparmi di quello che ho sempre fatto: creatività.
Nel senso pieno del termine.
Non solo quella pubblicitaria, nè quella sregolata di un viaggio di 40.000 Km.

Lo faccio ripartendo da 0. Così come nel primo post di questo blog avevo parlato di fotografia, oggi torno sullo stesso argomento segnalando Moritz Aust, un giovane fotografo tedesco di soli 16 anni che alla sua età ha sicuramente fatto meglio di molti di noi.

Sulla stessa linea di Kyle Thompson, l'ennesimo esempio di un fotografo di spessore estremamente precoce.

Link:  www.moritzaust.com




 

 

 

 

 

 







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Il gioco delle sedie.




Sono passate 4 settimane dal mio rientro in Italia. In questo periodo, a parte ingrassare, la mia principale occupazione è stata girare l’Italia da nord a sud per rivedere amici e persone che, in un modo o nell’altro, mi mancavano.

Ho ascoltato i loro discorsi, parlato con loro del futuro. Discusso riguardo la politica, il lavoro, l’innovazione, gli investimenti.

Cosa ho notato di diverso? Che cosa è cambiato?
Un anno è breve, dopotutto. In un anno le cose non cambiano radicalmente, ma cambiano abbastanza da essere notate anche da un occhio non troppo attento.

Vivere in Italia ormai è come giocare al gioco delle sedie.
Per chi non lo conoscesse, il gioco delle sedie è quel gioco in cui si corre tutti insieme intorno ad un cerchio  di sedie. Improvvisamente, non appena la musica si ferma, ognuno deve correre e sedersi il prima possibile in una delle sedie libere. Uno resta fuori, ad ogni turno. Sempre una sedia in meno. E una in meno. E una in meno.

Io non dico una poltrona, ma una sedia. Ormai in pochi possono permettersi una poltrona. Non è chiedere un posto fisso, ma è chiedere un posto a volte.

Sul blog dell’Adci trovate una mia lettera. È dedicata a chi si è stancato di giocare al gioco delle sedie.


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The final chapter.

Vedo la fine.  È laggiù, molto più vicina di quanto credessi.
La vedo distintamente solo ora, la bandiera a scacchi che sventola, e più cammino verso di essa e più mi giro a guardare indietro gli 11 mesi che mi separano da quel 13 Gennaio, il giorno in cui ho messo sulle spalle il mio zaino. Areoporti, città, biglietti, zaino. “Nice to meet you, i’m Marco.”

Come le pagine di un libro, sfoglio le fotografie di un viaggio che ha cambiato il mio modo di vedere le cose, che ha aperto una finestra sul mondo. Un’esperienza che reindirizza la tua bussola e il tuo orologio, facendoti scoprire punti di vista che nemmeno immaginavi.

“Travel is the only thing you buy that makes you richer.”

Quando tornerò, il tesoro più grande che porterò con me non sono i paesaggi che ho visto o le città su cui ho messo piede, e tantomeno i dollari che ho messo da parte, ma le persone che ho conosciuto e le storie che mi hanno regalato. La forma più vera di creatività è nascosta nella vita delle persone.

Juan, ex avvocato della corte costituzionale colombiana, professore universitario, fidanzato con una modella e attrice nel suo paese natale, lascia tutto a Bogotà per trasferirsi in Australia e divide con me una camera buia e soffocante di 3 metri per 2 su Lonsdale street, nei primi periodi a Melbourne. Perché? ”Perché mi annoiavo.”

Simon, ex spacciatore in Inghilterra, scappa per 4 anni tra Thailandia, Cambogia e Hong Kong per non essere preso. In questo periodo perde il vizio, insegna inglese, viaggia in tour con una band reggae e si tatua buona parte del corpo. Poi conosce me ed ho la fortuna di viaggiare con lui attraverso le farm del Queensland per 3 mesi.

Nathan, buttato fuori di casa a 18 anni, finisce a fare il barbone. Mangia nei cassonetti e dorme per strada. In un anno rialza la testa, e vince 2 concorsi per giovani imprenditori. Al momento gestisce una startup e mi dà lavoro.

E questi sono solo 3 esempi, ne avrei almeno un'altra dozzina da citare.
Non avrei mai potuto essere ed avere ciò che sono oggi restando a casa mia, per quanto speciale sia, circondato da 20.000 anime canute e sbiadite.

In fondo al mio cammino il mio consiglio è quindi: Viaggiate. Partite. Perdetevi. Comprate un biglietto e lasciate una vita che non vi regala più stimoli, se è questo che sentite. Trovate il vostro posto nel mondo. Lasciate perdere le cose da turisti e siate viaggiatori.


Fate e disfate lo zaino. Comprate la colazione al bar all’angolo e non a Starbucks o da Mcdonald. Fermatevi ad ascoltare la storia di un artista di strada. Brindate al tramonto in una città che non avete mai visto. Innamoratevi. Cercate un lavoro e poi lasciatelo. Fate errori. Mandate cartoline. Prendete decisioni affrettate. Regalatevi del tempo, ed infine, godetevelo.


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The roadtrip

Il video della seconda parte del viaggio tra farm e roadtrip. 4 mesi con il ritmo rallentato della campagna, il lavoro della terra e una famiglia composta di backpackers.

"Ogni tanto penso a dove mi trovassi esattamente un anno fa. Tra le mura di Milano, nell' ufficio di un'agenzia pubblicitaria, tra i caffè, la nebbia e una vita ciclica. Ora mi guardo intorno e sono sopra un trattore, tra filari di Meli al capo opposto del pianeta, con la musica nelle orecchie e i canguri che fanno capolino in lontananza."


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