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Diario di un copy #1

Sotto suggerimento di un amico, apro una nuova rubrica. Non so ancora di cosa parlerà. Voglio che sia una di quelle cose in divenire che prende una piega diversa a seconda del vento che tira.
Se scatenerò l'ennesimo Kittesencula, la prenderò come un semplice allenamento e gioco di stile.
Buona lettura.

Ho sempre amato la metropolitana. Fredda, sporca e veloce casa. Per quanto possa sembrare il luogo meno accogliente della terra, amo rifugiarmi in quei sedili scomodi, in compagnia del sonno del mattino o della stanchezza della sera. Le persone poi, sono la migliore compagnia che si possa desiderare. Belli, brutti, neri, bianchi, fucsia, donne, uomini, cani, biciclette, ombrelli, libri, iPod. Tutti lì. Tutti insieme. Come in un carro bestiame manteniamo la tranquillità e gli occhi quieti di vacche indù. Ognuno chiuso dietro le proprie seghe mentali e i problemi con il cane/marito/capo/amante di turno. Nessuno parla. Nessuno rompe l'equilibrio. Solo lei, nell'ultimo sedile, sta piangendo.


Sono le 8 di sera, e a Milano c'è odore di mare. Il sole non è calato del tutto ma la sciura del terzo piano ha già abbassato le persiane. Vorrei uscire, ma vorrebbe dire doversi vestire di nuovo. E quando sei davanti al computer, in mutande, e con una birra in mano ci vuole ben più di un profumo per smuoverti.


A Melbourne in questo momento saranno più o meno le 5 di mattina. Il sole starà per sorgere, ma ci sarà già gente che corre sulla spiaggia. Forse non sarà così, ma nessuno può dirlo.


Forse il profumo di mare viene da laggiù, è per questo che lo sento.




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Fotografie.

L' altra sera ero steso sul divano. L' altro stava fumando. Non sapevo come interrompere il silenzio.

- Ho voglia di fotografare nuda la mia ragazza.
-Perchè?
- Così, voglio coglierne la bellezza.
- Secondo me è perchè ti piace la patacca.
- No, sennò non perderei tempo a fotografarla.
- Giusto. Ma perchè proprio nuda?
- Perchè nuda è più bella.
- Sei un maiale.
- Ti ho detto che non è per quello, semplicemente si tratta di una questione di estetica. Un uomo nudo è brutto. Un uomo sta meglio con le mutande. Una donna nuda invece è bellissima, anche se non deve mai esserlo completamente. Deve coprirsi appena. Deve lasciare spazio all' immaginazione, altrimenti è volgare.
- Non è vero, sei un maiale.
- Non è vero.
- Si che è vero.
- No, non è vero.
- Ok, non è vero.

Lui ha tirato un altra boccata alla sua sigaretta. Io mi grattavo.

- Forse hai ragione. Perchè non giriamo un porno?
- Non è proprio la stessa cosa.
- Si ma voglio dire: ora abbiamo anche le telecamere, allestiamo un set di là e chiamiamo 2 baldracche. Poi lo vendiamo.
- Non ho detto che non si può, ho detto che quello che volevo fare è un po' diverso.
- Si ma allora lo giriamo questo porno?
- No, non abbiamo gli attori. Nè le luci. Nè i contatti. Però abbiamo uno schifo di reputazione da mantenere.
- No, non abbiamo nemmeno quella.
- Già.

Qualche secondo di silenzio, intervallato dalle urla isteriche del coinquilino di sotto. La Juve stava perdendo.

- Mi aiuti con quelle foto?
- Ma si tromba?
- No.
- Ma...che ne dici di comprare un paio di luci e girare un porno?

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Rispetta il vicino tuo.

Tutti hanno un vicino rompicoglioni. È un classico. Come la nonna che fa le tagliatelle a mano ed il maggiordomo assassino. Te lo figuri già in ciabatte alle 8 di sera, brutto, triste, con un orecchia giù e una su e con il segno del mattarello della moglie sulla schiena.

Lui è così. Mi suona ed io sono indeciso se ridere o farlo entrare per offrirgli qualcosa. Però lui non ride. Mi pianta gli occhi addosso, tamburella sull' orologio e farnetica parole che sembrano avere un aria minacciosa. Ha una vena che pulsa nella parte destra della fronte, è incazzata pure lei.

Nel frattempo, i coinquilini del pianerottolo di fronte cucinano pasta con le sarde alle 3 di notte, ascoltando GIGGi d' Alessio a tutto volume e inneggiando a San Gennaro. Ma lui è impassibile. La SUA camera da letto è sotto il NOSTRO salotto. Siamo noi i rumorosi. Siamo noi che dobbiamo smettere e andarcene da quella casa.

Cerco di tranquillizzarlo, per quanto è possibile, e chiudo la porta. Nel frattempo i vicini lanciano motorini dal settimo piano. "OMMIOMAREQUANT'èBELLOOOOO! SPIRATANTOSENTIMIENTOOOOO!". Le mozzaridde volano nel pianerottolo. No, non sono luoghi comuni, fidatevi.

Dici ai tuoi invitati di fare piano, abbassi la musica e cammini come se stessi pestando le uova.
Stasera ci riproviamo. Stasera non gioca il Napoli, tranquilli.
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Lei ha i capelli rossi.

Treno Verona-Milano.

Lei ha i capelli rossi e gli occhi azzurri. Una valigia grande, di quelle degli studenti fuori sede che tornano una volta al mese. Un mac rosa, un iphone e una maglia a collo alto. Non so perchè ma ho la forte impressione che sia una designer, una grafica o qualcosa del genere. Il braccialetto che pende dalla tasca dello zaino mi suggerisce il suo nome, Arianna. Arianna. Non ti sta un granchè bene questo nome Arianna. Mi sembravi una Giulia, o al massimo una Camilla. Le labbra sono rosse, carnose, perfette. Non è bellissima, ma le labbra quelle si, quelle sono disegnate da un artista. Amo il modo infantile in cui tiri fuori la lingua quando ti impegni per scrivere un messaggio. Amo il saltellare dei tuoi occhi, che con brevi movimenti vibrano guardando le case scorrere fuori dal finestrino.

Lui ha gli occhi azzurri, e due occhiaie che raccontano la notte precedente. Un passacollo sopra la testa tiene il ritmo del suo ciondolare. Avrà forse 30 anni, portati male. In mano regge una rivista di percussioni che a metà viaggio cambia con uno spartito. Un musicista, una persona autistica, o un genio. Forse tutte e 3. Mi diverto a seguire le sue dita che tamburellano sul sedile, seguendo una melodia che può sentire solo lui. Avrei voluto essere come lui per un quarto d' ora, giusto per poter sentire come si sta a cavallo del mondo.

Lei non supera i 25 anni, come Arianna. È bella, e purtroppo sa di esserlo. Bionda, stretta in un maglioncino serio quanto il fascicolo che sta studiando. Ci sono grafici, e varie parti del corpo stilizzate. Probabilmente qualcosa a che fare con la medicina. Non mi guarda. Non guarda nessuno. Tutte le attenzioni sono per quei 4 fogli rilegati da una spirale nera. Solo nel momento in cui lui passa il controllore si concede una brevissima pausa. Prende il cellulare, legge un messaggio. Sorride. Poi guarda fuori. Forse si sta allontandando, forse si sta avvicinando.
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È Natale e a Natale si può dare di più


È Natale. E siamo tutti più buoni.
Le lucette brillano per le strade e i paninari vendono caldarroste a peso d'oro. C' è lo shopping natalizio, le stalattiti nel sedere e la neve che manda a farsi fottere i trasporti. Ci sono il bue e l' asinello nel presepe, la nonna incartapecorita sul divano, e il povero coglione che si traveste da babbo natale per dare i regali ai bambini. Ci siamo tutti. Tutti tutti.

Ci sono anch'io, negli ultimi posti del pullman, a farmi i giri di moscato con Melchiorre e Baldassarre. Loro si che sanno godersi la vita. I re magi avevano già capito tutto. Volevano arrivare il 25, puntuali, poi Gaspare disse:
- "Minchia non c'ho sbatti di farmi tutto di corsa".
- "Eh, anch'io ormai mi son messo qua a fare 8 uova di cappeletti non è che posso lasciare tutto a metà." aggiunse Melchiorre.
Così Baldassarre prese la palla al balzo - "Sentite, facciamo che mi scofano tutti i torroni e torroncini e se ne riparla ad anno nuovo?"
Partirono il primo Gennaio, ma bucarono un paio di volte per strada.
Giuseppe nel frattempo era incazzato nero:
- ma guarda te sti 3 bischeri che mi tocca aspettarli qui, lasciando il Dio del mondo al freddo.

Arrivarono il 6 Gennaio, permettendo così a tutta l' umanità di prolungare le vacanze invernali.
Maria dapprima li prese a legnate, poi come vide i doni ( che in realtà erano caramelle gommose, la playstation 3 e una smartbox extralusso ) li perdonò.

Per questo io nel presepe li metto sempre al centro, con 3-4 contadinelle a fargli compagnia. Loro sono i più fighi, e se quest'anno ho le ferie fino al 9 lo devo solo a loro.

Mancano 3 giorni, poi faccio gli auguri a tutti e vi mando a quel paese fino ad anno nuovo.


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Stream of consciousness

Io non sono un copywriter, sennò questo spazio l'avrei chiamato copywriter. Ok, in realtà quel nome non c'era ma potevo usare tranquillamente copywrite2893 e sarei stato un copywriter. Il copywriter N°2893 per la precisione(non so in base a quale scala ma questo non conta, arriviamo al punto).

Sono un copywater. Uno che fa errori, sbaglia, si gingilla(quanto è bello questo verbo), non mette gli accenti e fa le puzze nel tram. Faccio schifo insomma. Non è che mi vanti di questo, e tantomeno mi sento di quelli che vogliono essere alternativi e avanti tipo capisciammequantosonofigochettelodicoaffà. Anzi.
Sarei voluto nascere alto, bello, intelligente e bocconiano. Lo studente milanese medio. Avrei scelto economia e finanza, sarei andato alle feste universitarie e avrei appoggiato il culo su un Porsche molto presto. Invece no.

Purtroppo mi ritrovo questo cervello e nessuno a cui spiegarlo. è una brutta roba. E in più non sono figo, quindi non posso neanche stare zitto con la scusa del tenebroso. Così ho pensato ad una soluzione.

Sono talmente sveglio che ho anche una soluzione. Ehcheccazzo.

Da domani parlo con tutti. Tutti. Sorrido ai cani, faccio attraversare le vecchiette sulle strisce, timbro biglietti sui tram pieni e commento il tempo ad alta voce ogni volta che vorrò. Devo aumentare i miei contatti. Tra 1000 persone che mi conoscono uno penserà che tuttavia non sono scemo. Tra 10000 saranno 10.
Quindi se rompo i coglioni a tutto il mondo prima o poi qualcuno che mi caga lo trovo.

Deciso. La prossima settimana comincio.
E ora sono cazzi tuoi, tiziocheintramtiraccontatuttalasuavitaeanchetuttalavitadeiparentipiùlontani.



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Studentesso Universitario.



Volenti o nolenti, quando si parla di "case universitarie" ci aggrappiamo ad una serie di cliché. Sono sporche, grigie, disordinate, piene di gente strana che mangia cose strane, guarda cose strane e dice cose strane. Non è vero. Non è vero che sono grigie. Sono bianche, ma macchiate di umanità delle più varie circostanze.

L'appartamento in cui vivo, nonostante sia abitato solo per il 50% da studenti, rispecchia esattamente quell' immaginario comune. Se non fosse per il wi-fi all'ingresso è del tutto simile ad un postribolo degli anni 60', ma con meno puttane e più batuffoli di polvere. I mobili sono talmente vecchi che hanno più anni di noi 4 messi insieme. E l' odore di Fumo/cavolo bollito/topo bagnato è praticamente eterno.

Tuttavia. Tuttavia.
Ci piace prendere tutto ciò che la vita offre e abbiamo aperto il nostro divano al Couchsurfing.
Barboni, nani da giardino, camionisti, puttane, giornalai, tosaerba, gemelle siamesi, tostapane, studenti, spacciatori. Ospiteremo tutti, nei limiti del possibile è chiaro, così da prendere un po' di ognuno, e lasciare ad ognuno un po' di noi.
Se un giorno riuscirò a mettere tutti questi elementi in una sola campagna sarò un uomo realizzato. E Mizio sarà un DC felice. Lui, e i suoi nani.



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Dov'è la mia casa?




Dicono che il primo passo per diventare milanese sia andare in bicicletta al lavoro.
Il Secondo sia quello di comprarsi un auricolare per il cellulare.
Il Terzo sia perdere il proprio accento.
Il Quarto tornare a casa 2 volte l' anno: a Natale e a Pasqua.
Il Quinto sia farsi piacere il Gorgonzola.
Il Sesto cominciare a trovare il fascino nel cielo color rame e nella nebbia delle 6.

Anche se in ordine casuale, sono arrivato a tre.
E per la prima volta, questo weekend, ho sbagliato a scegliere le chiavi con cui aprire la porta di Casa. Ho usato quelle di Milano, ma intorno non avevo palazzi e lampioni gialli.
Ci ho messo esattamente 2 anni, 1 mese ed 1 giorno. Oggi non so più dove abito.
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Pizza

La domenica sera è il momento della pizza. Ormai è diventato quasi un rituale: il frigorifero è vuoto, il supermercato chiuso, e l' aria fuori ti schiaffeggia non appena apri la finestra.

Così alzo il telefono e ordino le cose più schifose che mi vengano in mente, perchè dopo una settimana di scazzi e lavoro ti senti in diritto di porcheggiare fino in fondo. Ora il caso vuole che in casa mia abbiamo una collezione di volantini delle varie pizzerie. Alcuni vecchi, alcuni nuovi, alcuni con i talloncini promozione, alcuni no. Anche se ordiniamo sempre dalla stessa pizzeria abbiamo la parvenza di poter scegliere quale chiamare: l' arabo, l' eritreo, il marocchino o l' egiziano. L' unico prodotto alimentare per cui veniamo conosciuti in tutto il mondo non è possibile comprarlo da un italiano. I casi della vita.

Insomma, venendo al punto, non trovavo il numero di quello da cui ordiniamo di solito, così ho avuto il dispiacere di chiamare un'altra pizzeria. Una zola e speck, una wurstel e patatine fritte e 2 moretti da 66. La cena che ogni dietologo ubriaco consiglierebbe.

In genere le pizze arrivano fredde. Questa volta sono arrivate fredde, in ritardo, sbagliate, e senza le 2 birre. Se le portavo io a loro invece che loro a me forse arrivavano meglio. Il fatto è che non te la puoi nemmeno prendere con il pony che te le porta. Ti suona alla porta che sembra chiedere asilo politico. Se non è bagnato e con la faccia triste non è un pony. Gli fanno i corsi per questo. Li picchiano anche un po' prima di mandarli in giro. Almeno tu prendi le pizze, paghi, e non ti lamenti per la pena che ti fanno.

Chiudi la porta, la mangi in 3 minuti contati di orologio direttamente dal cartone, e poi vai a morire sul divano davanti alla tv.
Domani è un' altro giorno. Domani si lavora. Domani compro il cinese.
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Tempo di Agenzia e di Saldi ai magazzini Bijenkorf

Ultimamente non ho molto tempo per scrivere, e mi gira un po' il cazzo. Il fatto di essere entrato in agenzia ha i suoi pro e i suoi contro, ed uno di quest' ultimi è il tempo libero. Tuttavia, c' è qualche chicca che aumenta lo standard della giornata.

1) Il Boccione dell' acqua.
Lo so, c' è in tutti gli uffici, ma piuttosto che farmi 3000 caffè farmi 3000 bicchieri d' acqua è più sano. Ed inoltre mi idrato, chiamalo niente.

2) La pallina rossa
Ho un muro e una pallina rossa, e le 2 cose insieme sono riconosciute nazionalmente e internazionalmente come l' imput migliore nonchè ABC per il brainstorming di un pubblicitario. Woody Allen ne ha una. Ne aveva una anche Winston Churchill. Io non sono da meno. Tiè.

3)L' ambiente
Questa non è una leccata di culo perchè so che Mizio legge il mio blog, ma mi trovo bene, non aggiungo altro.

4)La Metro al Mattino
Vedere almeno una figura femminile nel tragitto casa-ufficio e ufficio-casa è fondamentale. Poi io faccio gli occhi languidi ai cani e alle 90 enni, quindi necessitavo un altro modo per incorciarli. Ho lasciato la tribù dei denti storti( l'abutobus 95 con cui andavo in Hdemia) per prendere qualcosa che si avvicini più all' umana concezione di mezzo di trasporto.

Basta cazzate, per stasera ho detto la mia razione. Vi lascio con uno spot segnalato da KTTB che ho osannato per tutto il pomeriggio. Questa è la mia concezione di pubblicità.


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A.A.A. Agenzia

Ottobre.
Meno di 30 giorni alla fine del master in Copywriting.
Una bozza di portfolio che non sta in piedi da solo.
Un nuovo coinquilino che guarda caso è anche un Art Director.
Tanti caffè.
Un abbonamento in palestra sfruttato a malapena.
Una Milano che mi guarda tutte le mattine e mi sussurra "Sei proprio sicuro di voler stare qui?".
Un' ossessione che comincia a farmi perdere qualche quarto d' ora.

Ed in una notte di inizio Ottobre, 4 creativi in un' auto, rievocano una grande pièce con un grande nome. E alla fine, gli perdoniamo anche la voce da film porno con cui pronuncia il payoff.



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