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The final chapter.

Vedo la fine.  È laggiù, molto più vicina di quanto credessi.
La vedo distintamente solo ora, la bandiera a scacchi che sventola, e più cammino verso di essa e più mi giro a guardare indietro gli 11 mesi che mi separano da quel 13 Gennaio, il giorno in cui ho messo sulle spalle il mio zaino. Areoporti, città, biglietti, zaino. “Nice to meet you, i’m Marco.”

Come le pagine di un libro, sfoglio le fotografie di un viaggio che ha cambiato il mio modo di vedere le cose, che ha aperto una finestra sul mondo. Un’esperienza che reindirizza la tua bussola e il tuo orologio, facendoti scoprire punti di vista che nemmeno immaginavi.

“Travel is the only thing you buy that makes you richer.”

Quando tornerò, il tesoro più grande che porterò con me non sono i paesaggi che ho visto o le città su cui ho messo piede, e tantomeno i dollari che ho messo da parte, ma le persone che ho conosciuto e le storie che mi hanno regalato. La forma più vera di creatività è nascosta nella vita delle persone.

Juan, ex avvocato della corte costituzionale colombiana, professore universitario, fidanzato con una modella e attrice nel suo paese natale, lascia tutto a Bogotà per trasferirsi in Australia e divide con me una camera buia e soffocante di 3 metri per 2 su Lonsdale street, nei primi periodi a Melbourne. Perché? ”Perché mi annoiavo.”

Simon, ex spacciatore in Inghilterra, scappa per 4 anni tra Thailandia, Cambogia e Hong Kong per non essere preso. In questo periodo perde il vizio, insegna inglese, viaggia in tour con una band reggae e si tatua buona parte del corpo. Poi conosce me ed ho la fortuna di viaggiare con lui attraverso le farm del Queensland per 3 mesi.

Nathan, buttato fuori di casa a 18 anni, finisce a fare il barbone. Mangia nei cassonetti e dorme per strada. In un anno rialza la testa, e vince 2 concorsi per giovani imprenditori. Al momento gestisce una startup e mi dà lavoro.

E questi sono solo 3 esempi, ne avrei almeno un'altra dozzina da citare.
Non avrei mai potuto essere ed avere ciò che sono oggi restando a casa mia, per quanto speciale sia, circondato da 20.000 anime canute e sbiadite.

In fondo al mio cammino il mio consiglio è quindi: Viaggiate. Partite. Perdetevi. Comprate un biglietto e lasciate una vita che non vi regala più stimoli, se è questo che sentite. Trovate il vostro posto nel mondo. Lasciate perdere le cose da turisti e siate viaggiatori.


Fate e disfate lo zaino. Comprate la colazione al bar all’angolo e non a Starbucks o da Mcdonald. Fermatevi ad ascoltare la storia di un artista di strada. Brindate al tramonto in una città che non avete mai visto. Innamoratevi. Cercate un lavoro e poi lasciatelo. Fate errori. Mandate cartoline. Prendete decisioni affrettate. Regalatevi del tempo, ed infine, godetevelo.


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Cronaca di un Copywriter a Melbourne - Giorno 5



L’ostello in cui vivo ha ben poco degli ostelli che siamo abituati a vedere nella nostra parte di mondo. Un palazzo austero, vittoriano, con rifiniture di mogano e un vago odore di morto. Se non fosse per la gente che ci vive dentro incuterebbe un sinistro timore. Qui tutti sono “mate” o “buddy”, ma se lasci la tua busta di cibo nel frigorifero puoi star sicuro che non ce la ritrovi.

Da mercoledì mi trasferirò in un appartamento stabile. Dopo aver girato in lungo e in largo per 3 giorni, finalmente ho trovato quello che cercavo: un buco a 130$ a settimana.
Considerando che l’ostello costa 220$ a settimana, potete immaginare da soli in che posto mi sono cacciato. Dio benedica anni di campeggi e il mio spirito di adattamento.

Nel frattempo continuo a girare senza meta. Ormai ho visto più o meno tutto il CBD (Central Business District), ed è più piccolo del centro di Milano. La città ha una struttura diversa da quelle a cui siamo abituati noi italiani, e nonostante non abbia visitato per il momento nessun sobborgo, non capisco come questa città faccia a contenere 4 milioni di persone. C’è spazio per parchi, strade immense, palazzi alti e villette a schiera, ma gli spostamenti sono relativamente brevi.

Il tempo non è migliorato, ma per il fine settimana dovrebbe tornare il caldo tropicale. Persino il tizio svedese che dorme sotto di me sente freddo.

Mi sono iscritto a scuola. Da lunedì avrò meno tempo libero, ma il mio inglese comincerà lentamente a migliorare. Almeno spero. Non potrò stare all'ultimo banco e fare palline di carta, ma almeno avrò di che parlare.


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Scelte.

Dopo un anno di lavoro come Copywriter e Community Manager in Enfants Terribles, ho deciso che era arrivato il momento di prendermi una pausa. È stata una grande palestra, e devo ringraziare tutti i miei colleghi per questo anno di soddisfazioni e lavoro insieme. Quando ho cominciato a lavorare, un anno fa, l’idea di scappare all’estero era solo un’ombra di ambizione dietro alla quale amavo nascondermi. Ora sto stringendo tra le mani un biglietto aereo da 27 ore.

L’8 Gennaio, tra 1 settimana, salirò sul volo che mi porterà dall’altra parte del mondo. Dopo aver lasciato casa, ragazza e lavoro, ho comprato un biglietto per l’Australia.

Non c’era niente che andasse male nella mia vita, ma c’era sempre qualcosa che mancava. Non sono mai riuscito ad accontentarmi.

Non ho amici là. Non ho casa. Non ho idea di cosa farò. Ma a 22 anni nessuno può saperlo.

Questo blog ricomincerà ad essere aggiornato con più regolarità, ma tra una campagna e l’altra avrò cura di inserire qualche stralcio della mia vita da backpacker downunder.


Ma i veri viaggiatori partono per partire e basta:
cuori lievi, simili a palloncini che solo il caso muove eternamente,
dicono sempre "Andiamo", e non sanno perché.
I loro desideri hanno le forme delle nuvole.
Charles Baudelaire




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Diario di un copy #2

Un timido sole comincia a sgomitare tra le giornate di Aprile. Pensavo avrei aspettato il salone per togliere i pantaloni lunghi, ma non credo di riuscire a resistere. Per me sono momenti sacri, vanno celebrati. La prima maglietta a maniche corte della stagione. Il cambio di armadio. Il primo pantalone corto. È un punto dell'anno che segna il passo per i mesi a venire.

Non riesco nemmeno più a lavorare. Al mattino mi incanto a guardare la strada che farnetica, dall'alto di una finestra al settimo piano, con l'odore del caffè tra le mani. Starei qui in eterno se non fosse per l'ufficio. Quando non hai tempo da dedicare a te stesso sono i piccoli piaceri quelli che cerchi di goderti.

Da quassù vedo il babone della Pam. Tutte le mattine, con il sole o la neve, porta i suoi accendini e le sue rughe su quel marciapiede, sorridendo alle sciure con le borse della spesa stracolme. Oggi, con il sole primaverile ed un vento fresco che gli lucida gli occhi, vorrei sedere lì con lui.



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Fotografie.

L' altra sera ero steso sul divano. L' altro stava fumando. Non sapevo come interrompere il silenzio.

- Ho voglia di fotografare nuda la mia ragazza.
-Perchè?
- Così, voglio coglierne la bellezza.
- Secondo me è perchè ti piace la patacca.
- No, sennò non perderei tempo a fotografarla.
- Giusto. Ma perchè proprio nuda?
- Perchè nuda è più bella.
- Sei un maiale.
- Ti ho detto che non è per quello, semplicemente si tratta di una questione di estetica. Un uomo nudo è brutto. Un uomo sta meglio con le mutande. Una donna nuda invece è bellissima, anche se non deve mai esserlo completamente. Deve coprirsi appena. Deve lasciare spazio all' immaginazione, altrimenti è volgare.
- Non è vero, sei un maiale.
- Non è vero.
- Si che è vero.
- No, non è vero.
- Ok, non è vero.

Lui ha tirato un altra boccata alla sua sigaretta. Io mi grattavo.

- Forse hai ragione. Perchè non giriamo un porno?
- Non è proprio la stessa cosa.
- Si ma voglio dire: ora abbiamo anche le telecamere, allestiamo un set di là e chiamiamo 2 baldracche. Poi lo vendiamo.
- Non ho detto che non si può, ho detto che quello che volevo fare è un po' diverso.
- Si ma allora lo giriamo questo porno?
- No, non abbiamo gli attori. Nè le luci. Nè i contatti. Però abbiamo uno schifo di reputazione da mantenere.
- No, non abbiamo nemmeno quella.
- Già.

Qualche secondo di silenzio, intervallato dalle urla isteriche del coinquilino di sotto. La Juve stava perdendo.

- Mi aiuti con quelle foto?
- Ma si tromba?
- No.
- Ma...che ne dici di comprare un paio di luci e girare un porno?

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Post a contenuto erotico.

Io amo tutto ciò che è bello, tutto ciò che è pura estetica.

Amo un bel quadro, un bel culo, il taglio degli occhi di uno sconosciuto, i fianchi dei manichini, i cappelli in testa alle ragazze nude. Amo le camicie da uomo sulle donne, i riccioli scomposti che cadono sulla fronte, le calze che avvolgono le caviglie femminili, la luce delle 6 di sera che entra dalla finestra.

C' è un filo che accomuna tutto questo. Un qualcosa che fa saltare qualche battito. Il cuore dice "checcazzo è?", ma la sala macchine ancora non è partita.

Questa è ciò che intendo:



Non è erotico, non è porno, non è niente. È bello. Punto. È armonicamente in linea con i miei occhi. Mi fa sentire felice solo guardandolo.

Questo è un'altra roba. Questo è erotismo, e la differenza è fondamentale.



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TetteInTivvù

Lo switch-off in Lombardia è passato ormai da 2 mesi, ma in casa nostra è comparso il decoder da meno di una settimana. Non siamo grandi fruitori di merda mediatica, tuttavia mentre mangiamo teniamo la televisione accesa: nessuno la guarda, però fa rumore, e condisce il silenzio tra un discorso e l' altro.

Sarà capitato anche a voi di trovarvi a guardare un programma in cui la massima prova di acume è riconoscere Malgioglio con la faccia stirata o la marini truccata da Gormita, il tutto con contorno di ballerine zoccoleggianti e concorrenti di bella presenza. Trasformer. Già con il nome parte male.

Ve lo descrivo: c' è un coglione che fa finta di essere simpatico(ma che in realtà non si capisce come faccia ancora a condurre una trasmissione dato che nessuno lo sopporta), una ballerina un po' zoccola e delle concorrenti. Il gioco consiste nell' indovinare delle facce famose modificate ad hoc. Il gioco è palesemente finto. Negli intermezzi la ballerina sopracitata maialeggia con un vestito rosa improbabile, agitandosi come Jenna Jameson nei suoi giorni migliori.

Le concorrenti sono scelte in base alle loro tette, in quanto se la media di gnocchezza femminile italiana fosse quella io sarei fidanzato con la Santarelli. Inoltre, come se tutto ciò non bastasse, i decolleté sono talmente generosi che uno spettatore si dimentica il gico alla terza inquadratura.

Caro S.
Caro direttore di rete.
Caro Autore del programma.
Vi scrivo per chiedervi se credete che l' immagine della donna sia strumentalizzata dal vostro Quiz. Perchè io non lo so, ma fatemi vedere le tette della Fico e non vi disturbo più.
In fede
Copywater


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Rispetta il vicino tuo.

Tutti hanno un vicino rompicoglioni. È un classico. Come la nonna che fa le tagliatelle a mano ed il maggiordomo assassino. Te lo figuri già in ciabatte alle 8 di sera, brutto, triste, con un orecchia giù e una su e con il segno del mattarello della moglie sulla schiena.

Lui è così. Mi suona ed io sono indeciso se ridere o farlo entrare per offrirgli qualcosa. Però lui non ride. Mi pianta gli occhi addosso, tamburella sull' orologio e farnetica parole che sembrano avere un aria minacciosa. Ha una vena che pulsa nella parte destra della fronte, è incazzata pure lei.

Nel frattempo, i coinquilini del pianerottolo di fronte cucinano pasta con le sarde alle 3 di notte, ascoltando GIGGi d' Alessio a tutto volume e inneggiando a San Gennaro. Ma lui è impassibile. La SUA camera da letto è sotto il NOSTRO salotto. Siamo noi i rumorosi. Siamo noi che dobbiamo smettere e andarcene da quella casa.

Cerco di tranquillizzarlo, per quanto è possibile, e chiudo la porta. Nel frattempo i vicini lanciano motorini dal settimo piano. "OMMIOMAREQUANT'èBELLOOOOO! SPIRATANTOSENTIMIENTOOOOO!". Le mozzaridde volano nel pianerottolo. No, non sono luoghi comuni, fidatevi.

Dici ai tuoi invitati di fare piano, abbassi la musica e cammini come se stessi pestando le uova.
Stasera ci riproviamo. Stasera non gioca il Napoli, tranquilli.
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Problemi di peso


Dopo le feste, come tutti sulla faccia di questa terra apparte Roby e Marìka, sono ingrassato. Ma non di un chilo, perché io devo sempre essere esagerato. Di 5 chili. Come quando all'asilo tutti i bambini mangiavano le formiche, io mangiavo le cavallette e le lucertole. Dovevo sempre strafare. In compenso oggi so che una cavalletta ha un lontano retrogusto di pollo.

Comunque, dove eravamo rimasti... Ah sì, sono ingrassato. E quindi per rimediare a questo ultimamente sono diventato anch'io uno di quelli che compra robe strane e cucina robe strane. Quelle che hanno nomi che cominciano con la K, la Y, la Q e che usano tutte le lettere dimenticate dell'alfabeto. E ciò non sarebbe nemmeno male se poi non avessi l'effetto collaterale: la fame.

Ho una fame incredibile. Atavica. Viscerale. Inestirpabile. Talvolta mi fa vergognare.
Oggi avevamo un PPM. Quelle riunioni con tanta gente che non conosci e il cibo al centro del tavolo. Caffè, succo di frutta, biscotti. Biscotti. (Testa inclinata all'indietro e bavetta colante tipo Homer).

Credetemi, quando mangi cose insipide e verdurine verdurelle dalla mattina alla sera anche un biscotto può diventare il diavolo. Erano di quelli che odorano di burro, con le gocce di cioccolato o i granelli di zucchero sopra. Non ho resistito.

"Mah si...si potrebbe fare così." - "Si, riteniamo sia la cosa migliore" - "Beh, a meno che non si sviluppino problemi siamo d'accordo". Biscotto. "E per gli attori cosa avete deciso?" -"Lui è molto bravo, e poi pensavamo lui come sparring partner". Biscotto. "Si, poi per il virale...." Biscotto.

Poi venne la pausa.

Una manciata. Tutti miei. Sembravo mia nonna quando prende le pasticche per la pressione. Biscotti, venite a me! SI! E fiumi di succo d' arancia. E caffè. E biscotti. E ognibendiddio.

Stasera sono entrato in palestra ad orecchie basse. E poi a letto senza cena.
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Lei ha i capelli rossi.

Treno Verona-Milano.

Lei ha i capelli rossi e gli occhi azzurri. Una valigia grande, di quelle degli studenti fuori sede che tornano una volta al mese. Un mac rosa, un iphone e una maglia a collo alto. Non so perchè ma ho la forte impressione che sia una designer, una grafica o qualcosa del genere. Il braccialetto che pende dalla tasca dello zaino mi suggerisce il suo nome, Arianna. Arianna. Non ti sta un granchè bene questo nome Arianna. Mi sembravi una Giulia, o al massimo una Camilla. Le labbra sono rosse, carnose, perfette. Non è bellissima, ma le labbra quelle si, quelle sono disegnate da un artista. Amo il modo infantile in cui tiri fuori la lingua quando ti impegni per scrivere un messaggio. Amo il saltellare dei tuoi occhi, che con brevi movimenti vibrano guardando le case scorrere fuori dal finestrino.

Lui ha gli occhi azzurri, e due occhiaie che raccontano la notte precedente. Un passacollo sopra la testa tiene il ritmo del suo ciondolare. Avrà forse 30 anni, portati male. In mano regge una rivista di percussioni che a metà viaggio cambia con uno spartito. Un musicista, una persona autistica, o un genio. Forse tutte e 3. Mi diverto a seguire le sue dita che tamburellano sul sedile, seguendo una melodia che può sentire solo lui. Avrei voluto essere come lui per un quarto d' ora, giusto per poter sentire come si sta a cavallo del mondo.

Lei non supera i 25 anni, come Arianna. È bella, e purtroppo sa di esserlo. Bionda, stretta in un maglioncino serio quanto il fascicolo che sta studiando. Ci sono grafici, e varie parti del corpo stilizzate. Probabilmente qualcosa a che fare con la medicina. Non mi guarda. Non guarda nessuno. Tutte le attenzioni sono per quei 4 fogli rilegati da una spirale nera. Solo nel momento in cui lui passa il controllore si concede una brevissima pausa. Prende il cellulare, legge un messaggio. Sorride. Poi guarda fuori. Forse si sta allontandando, forse si sta avvicinando.
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La vendetta dei dannati

Durante le vacanze non ho troppa voglia di scrivere, così leggo. Negli ultimi 6 giorni si sono seduti sopra il mio comodino Charles Bukowski e Herman Hesse, il diavolo e l' acqua santa.

E dato che in questi giorni ho perso molto della mia vena, e considerato che si tratta del mio indiscusso idolo, vi ripropongo questa parte di "La vendetta dei dannati", un racconto del libro "Niente canzoni d' amore", ovviamente del vecchio Buk.

P.s. Trovo una somiglianza con la condizione di alcuni stagisti in pubblicità, chissà se assaltassero la sede di MCCann, Y&R o Mediaset che ne verrebbe fuori.



«Ehi, Max» sentì la voce di Tom.
«Sì?»
«Ho pensato...»
«Pensare è una stronzata...»
«Ma io sto sempre a pensare a questa cosa.»
«Ti è rimasto un goccetto?»
«No, scusa. Ma senti...»
«Merda secca, non voglio sentire!»

Max si stese di nuovo sul lettino. Chiacchierare non serviva a nulla. Era uno spreco.

«Guarda che te lo dico lo stesso, Max.»
«OK, cazzo, dài...»
«Tu li vedi, tutti questi tizi? Ce n'è un sacco, no? Barboni da tutte le parti.»
«Certo, e quanto sono brutti...»
«Insomma, Max, io sto tutto il tempo a pensare a come si potrebbe utilizzare tutto questo materiale umano. Così è semplicemente sprecato!»
«Ma questi barboni non li vuole nessuno. Che cosa ci puoi fare, con loro?

Tom si sentì vagamente eccitato.

«Il fatto che questi non li vuole nessuno, è tutto a nostro vantaggio.»
«Ma sei proprio sicuro?»
«Certo. Vedi, in prigione non ce li vogliono perché poi gli tocca dargli da mangiare e da dormire. E tutti questi barboni non hanno nessun posto dove andare e niente da perdere.»
«E allora?»
«Ho pensato un sacco, la notte. Tipo: se potessimo metterli tutti insieme, come una mandria, li potremmo lanciare alla carica da qualche parte. E prendere noi il controllo, per un po', di certe situazioni...»
«Tu sei pazzo!» disse Max.

Però si alzò a sedere sul lettino.

«Dimmi qualcosa di più...»
Tom rise. «Beh, magari sono matto, ma continuo a pensare a questo spreco di materiale umano. Sono rimasto qui sveglio la notte a sognare le cose che ci si potrebbe fare...»
Ora fu Max a ridere. «Ma tipo cosa, per amor di Dio?»
La loro conversazione non disturbava nessuno. Intorno, tutti continuavano a russare.
«Beh, è una specie di cosa che continua a girarmi in testa da un pezzo. Sì, può darsi benissimo che sia pazzo. Comunque...»
«Sì?» chiese Max.
«Non ridere. Magari il vino mi ha mangiato il cervello.»
«Cercherò di non ridere.»

Tom tirò una boccata dalla sigaretta, poi espirò. «Beh, vedi, mi viene in testa questa visione di tutti i barboni che riusciamo a trovare che scendono giù per Broadway, proprio qui a Los Angeles, tutti quanti, in mucchio, che vengono avanti...»
«Beh, e allora?»
«Beh, è un casino di gente. Tipo, la vendetta dei dannati. Un corteo di scarti umani. Sembra quasi una specie di film. È come se vedessi le macchine da presa, le luci, il regista. La Marcia degli Sconfitti. L'Insurrezione dei Morti! Accidenti, è proprio forte!»
«Io credo" disse Max "che dovresti proprio lasciar perdere il porto e tornare al vino bianco e basta.»
«Tu dici, eh?»
«Sì. OK, insomma, così abbiamo tutti questi barboni che vengono avanti per Broadway, per l'ora diciamo tipo a mezzogiorno, mezzogiorno di fuoco, e allora?»
«Beh, allora li portiamo fino al più grosso e più assurdo dei grandi magazzini alla moda della città...»
«Vuoi dire, Bowarms?»
«Sì, Max. Da Bowarms c'è tutto: i vini migliori, i vestiti più belli, orologi, radio, tivù, tutto quello che vuoi, tu di' che cosa vuoi e quelli ce l'hanno...»

Proprio allora un vecchio, qualche lettino più in là, si tirò su a sedere, spalancò al massimo gli occhi, e strillò: "Dio è una negra lesbica di duecento chili!».
Poi ricascò sul suo lettino.
«Quello là ce lo portiamo?» chiese Max.
«Come no? Lui è uno dei migliori. Quale prigione vuoi che se lo prenda?»
«OK, allora, entriamo dentro Bowarms. E poi?»
«Cerca di immaginartelo visivamente. Si tratta giusto di entrare e poi di uscire. Saremo in troppi perché le guardie della sicurezza possano fermarci. Immagina: noi ci mettiamo semplicemente a prendere, e basta. Magari puoi pure dare un pizzicotto al culo di una delle commesse. Qualsiasi pezzo del sogno che non abbiamo più, te lo prendi e via, prendi qualsiasi cosa, prendi tutto quello che vuoi. E poi via, ce ne andiamo.»
«Tom, potrebbero esserci un sacco di teste rotte. Non sarà mica un picnic nel paese delle meraviglie...»
«No, ma neppure la vita che facciamo lo è! Ci stiamo lasciando seppellire vivi, per sempre, senza nemmeno una protesta...»
«Tom, caro mio, mi sa che hai fatto proprio una bella pensata. Ora, come facciamo a organizzarla, questa storia?»
«Bene, prima di tutto stabiliamo un giorno e un'ora. Poi, tu conosci una dozzina di tipi da poter schierare?»
«Direi di sì.»
«Anch'io ne conosco una dozzina.»
«E se qualcuno parla con la polizia?»
«Improbabile. E poi, che abbiamo da perdere?»

«Giusto.»
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È Natale e a Natale si può dare di più


È Natale. E siamo tutti più buoni.
Le lucette brillano per le strade e i paninari vendono caldarroste a peso d'oro. C' è lo shopping natalizio, le stalattiti nel sedere e la neve che manda a farsi fottere i trasporti. Ci sono il bue e l' asinello nel presepe, la nonna incartapecorita sul divano, e il povero coglione che si traveste da babbo natale per dare i regali ai bambini. Ci siamo tutti. Tutti tutti.

Ci sono anch'io, negli ultimi posti del pullman, a farmi i giri di moscato con Melchiorre e Baldassarre. Loro si che sanno godersi la vita. I re magi avevano già capito tutto. Volevano arrivare il 25, puntuali, poi Gaspare disse:
- "Minchia non c'ho sbatti di farmi tutto di corsa".
- "Eh, anch'io ormai mi son messo qua a fare 8 uova di cappeletti non è che posso lasciare tutto a metà." aggiunse Melchiorre.
Così Baldassarre prese la palla al balzo - "Sentite, facciamo che mi scofano tutti i torroni e torroncini e se ne riparla ad anno nuovo?"
Partirono il primo Gennaio, ma bucarono un paio di volte per strada.
Giuseppe nel frattempo era incazzato nero:
- ma guarda te sti 3 bischeri che mi tocca aspettarli qui, lasciando il Dio del mondo al freddo.

Arrivarono il 6 Gennaio, permettendo così a tutta l' umanità di prolungare le vacanze invernali.
Maria dapprima li prese a legnate, poi come vide i doni ( che in realtà erano caramelle gommose, la playstation 3 e una smartbox extralusso ) li perdonò.

Per questo io nel presepe li metto sempre al centro, con 3-4 contadinelle a fargli compagnia. Loro sono i più fighi, e se quest'anno ho le ferie fino al 9 lo devo solo a loro.

Mancano 3 giorni, poi faccio gli auguri a tutti e vi mando a quel paese fino ad anno nuovo.


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Stream of consciousness

Io non sono un copywriter, sennò questo spazio l'avrei chiamato copywriter. Ok, in realtà quel nome non c'era ma potevo usare tranquillamente copywrite2893 e sarei stato un copywriter. Il copywriter N°2893 per la precisione(non so in base a quale scala ma questo non conta, arriviamo al punto).

Sono un copywater. Uno che fa errori, sbaglia, si gingilla(quanto è bello questo verbo), non mette gli accenti e fa le puzze nel tram. Faccio schifo insomma. Non è che mi vanti di questo, e tantomeno mi sento di quelli che vogliono essere alternativi e avanti tipo capisciammequantosonofigochettelodicoaffà. Anzi.
Sarei voluto nascere alto, bello, intelligente e bocconiano. Lo studente milanese medio. Avrei scelto economia e finanza, sarei andato alle feste universitarie e avrei appoggiato il culo su un Porsche molto presto. Invece no.

Purtroppo mi ritrovo questo cervello e nessuno a cui spiegarlo. è una brutta roba. E in più non sono figo, quindi non posso neanche stare zitto con la scusa del tenebroso. Così ho pensato ad una soluzione.

Sono talmente sveglio che ho anche una soluzione. Ehcheccazzo.

Da domani parlo con tutti. Tutti. Sorrido ai cani, faccio attraversare le vecchiette sulle strisce, timbro biglietti sui tram pieni e commento il tempo ad alta voce ogni volta che vorrò. Devo aumentare i miei contatti. Tra 1000 persone che mi conoscono uno penserà che tuttavia non sono scemo. Tra 10000 saranno 10.
Quindi se rompo i coglioni a tutto il mondo prima o poi qualcuno che mi caga lo trovo.

Deciso. La prossima settimana comincio.
E ora sono cazzi tuoi, tiziocheintramtiraccontatuttalasuavitaeanchetuttalavitadeiparentipiùlontani.



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Studentesso Universitario.



Volenti o nolenti, quando si parla di "case universitarie" ci aggrappiamo ad una serie di cliché. Sono sporche, grigie, disordinate, piene di gente strana che mangia cose strane, guarda cose strane e dice cose strane. Non è vero. Non è vero che sono grigie. Sono bianche, ma macchiate di umanità delle più varie circostanze.

L'appartamento in cui vivo, nonostante sia abitato solo per il 50% da studenti, rispecchia esattamente quell' immaginario comune. Se non fosse per il wi-fi all'ingresso è del tutto simile ad un postribolo degli anni 60', ma con meno puttane e più batuffoli di polvere. I mobili sono talmente vecchi che hanno più anni di noi 4 messi insieme. E l' odore di Fumo/cavolo bollito/topo bagnato è praticamente eterno.

Tuttavia. Tuttavia.
Ci piace prendere tutto ciò che la vita offre e abbiamo aperto il nostro divano al Couchsurfing.
Barboni, nani da giardino, camionisti, puttane, giornalai, tosaerba, gemelle siamesi, tostapane, studenti, spacciatori. Ospiteremo tutti, nei limiti del possibile è chiaro, così da prendere un po' di ognuno, e lasciare ad ognuno un po' di noi.
Se un giorno riuscirò a mettere tutti questi elementi in una sola campagna sarò un uomo realizzato. E Mizio sarà un DC felice. Lui, e i suoi nani.



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Dov'è la mia casa?




Dicono che il primo passo per diventare milanese sia andare in bicicletta al lavoro.
Il Secondo sia quello di comprarsi un auricolare per il cellulare.
Il Terzo sia perdere il proprio accento.
Il Quarto tornare a casa 2 volte l' anno: a Natale e a Pasqua.
Il Quinto sia farsi piacere il Gorgonzola.
Il Sesto cominciare a trovare il fascino nel cielo color rame e nella nebbia delle 6.

Anche se in ordine casuale, sono arrivato a tre.
E per la prima volta, questo weekend, ho sbagliato a scegliere le chiavi con cui aprire la porta di Casa. Ho usato quelle di Milano, ma intorno non avevo palazzi e lampioni gialli.
Ci ho messo esattamente 2 anni, 1 mese ed 1 giorno. Oggi non so più dove abito.
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