Visualizzazione post con etichetta melbourne. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta melbourne. Mostra tutti i post

Una cartolina da Melbourne

Melbourne, le farm, e la lunga vacanza finale. Queste sono le 3 parti in cui si può dividere il mio viaggio. Per ognuna, troppi ricordi e più di 25 GB di fotografie. Mi sono preso il tempo di raccoglierli in 3 video. Questo è il primo, un ricordo di Melbourne. Una cartolina virtuale per chi ha seguito le mie parole durante tutti questi mesi


  • Facebook
  • Twitter
  • Digg
  • Delicious
  • Google Buzz

Cronaca di un Copywriter non più a Melbourne - Giorno 173. Bisogno di muoversi.






“Viaggiare per 3 giorni percorrendo 2000 km. Dormire con gli Hippie. Declinare l’invito della signora settantenne che ti offre i biscotti con l’erba. Dormire in una panchina. Dormire in un Mac Donald. Dormire in un bungalow in cui acqua ed elettricità sono lusso. Mangiare noodles a colazione. Rannicchiarsi dentro il sacco a pelo al mattino. Guardare le stelle di un emisfero che non conosci. Cercare forme strane nelle nuvole. Prendere treni e prendere pulman. Perdere scarpe e ore di sonno. Vivere in un campervan anni 80 con altre 4 persone. Tè inglese e sigarette indiane. Svegliarsi alle 4 e mezzo del mattino per andare a raccogliere le cipolle. Ridere in tutte le lingue. Indossare una collana con il simbolo della pace. Salutare dal basso gli elicotteri. Leggere, scrivere e guardare film. Scivolare nelle giornate tediose sotto il sole del Queensland. Caffè solubile senza zucchero. Filtri di cartone e coperte logore. Pensare al futuro e accarezzare il presente. Abbracciare un viaggio morbido, sentire un viaggio libero.” 









Ho cambiato città. Dopo 6 mesi a Melbourne ho sentito il bisogno di scappare. Il paese in cui vivo adesso è composto da 5000 anime, la maggior parte delle quali obese e con un accento incomprensibile. Divido il bungalow con altre 4 persone, di 3 nazionalità diverse. Ogni mattina, prima che il sole sorga, andiamo alla fermata dell’autobus, aspettando i van degli agricoltori che ci vengono a prendere. Progettiamo il nostro futuro dormendo sui pochi risparmi. Tra circa un mese sarà di nuovo ora di riprendere lo zaino sulle spalle.


“Danzo anche per te
che credi non ci sia
bisogno di muoversi
per restare liberi.”

  • Facebook
  • Twitter
  • Digg
  • Delicious
  • Google Buzz

Cronaca di un copywriter a Melbourne - Giorno 132



Sono uno studente. Sono un videomaker. Sono un cameriere. Sono un viaggiatore. Sono un sommelier. Sono un copywater. Sono un uomo di casa. Sono libero. Sono vegetariano. Sono barbuto. Sono felice. Sono persone che mi ero dimenticato di essere e che ho ritrovato dall’altra parte del mondo.



Colonne massicce in stile vittoriano sovrastano qualche decina di persone. C'è un ragazzo asiatico alla mia sinistra, sta scattando delle fotografie alle statue. In basso, seduta in un angolo, una ragazza sta leggendo un libro. Si sistema i capelli e sorride senza distogliere lo sguardo dalle righe. Intorno a me una folla annoiata, ansiosa, assonnata.

Puntuale, come ogni mattina. Ore 10. I grandi portoni verdi della State Library of Melbourne si spalancano. Un fiume di persone si riversa tra gli scaffali, le poltrone. Si aprono i laptop, si sistemano i libri. Decine di caffè da asporto connettono i cervelli, mentre il network della State Library connette le loro appendici digitali alla rete. Passo un paio di ore a scrivere. Tante persone diverse, tante domande diverse. Cerco informazioni per il futuro e mi tengo in contatto con il passato.

Esco dalla libreria ed un sole autunnale mi acceca per qualche attimo. Alla mia destra, la statua di San Giorgio mi fissa acerba, mentre sotto di lui il drago grida silenzioso. Alla mia sinistra Giovanna d'Arco, a cui Nicolas, il mio più caro amico a Melbourne, porta un rispetto quasi religioso.
Salgo le scale e comincio ad affettare la cipolla. Per quando lei entra in casa c'è già il profumo di buono e la pasta è dentro la pentola. Passiamo il pranzo a parlare, il pomeriggio a scattare foto e a portare avanti i progetti.  Ci salutiamo all’ora del tè. Salgo sul tram 72.
Mi metto le cuffie ed ascolto musica, mentre cado dentro ad una nuvola di pensieri. Mi immagino spesso le mie colline dolci in quell’angolo di Toscana, mentre davanti a me vedo scorrere San Kilda road con il suo traffico e la nebbia sempre più fina.

Entro in cucina rompendo il muro di vapore che la separa dalla sala. Saluto i manager, i cuochi, gli aiuto cuochi, i lavapiatti, le blatte giganti, gli altri camerieri e prendo il cartellino. Timbro alle 16.54. Sono 6 ore tra piatti e posate, menù, wogs, fettuccine Novello, spaghetti bolognese, chicken parma, “How’s going mate?”, bestemmie in tutte le lingue, commenti sulle clienti, caffè, caffè doppi, dammiunaltrocaffètiprego.

Esco sullo scoccare della mezzanotte. Su Chapel Street resta l'eco della movida. Grida troppo acute e gonne troppo corte mi sfilano accanto. Sul cellulare c'è un messaggio di Jay, ha novità sulle farm.
C'è finalmente qualcosa di libero in Queensland.

Mi addormento tra le braccia di lei, sotto i piumoni alti 3 dita.
Tra meno di un mese non avrò più nè quelle braccia a stringermi, nè questi piumoni a coprirmi.


  • Facebook
  • Twitter
  • Digg
  • Delicious
  • Google Buzz

Cronaca di un copywriter a Melbourne - Giorno 96

Le idii di Aprile si avvicinano. L’autunno soffia su Melbourne, e le foglie malinconiche riempiono le strade. Sono 3 mesi che ho lasciato l’Italia, 96 giorni per precisione di cronaca. Ci sono cose che ho imparato, e cose che ancora devo capire. Oggi tratterò le prime. Al mio ritorno su quell’aereo, cercherò di portarle con me.

Cosa ho imparato:

Ho imparato che “How’s going mate?”, non è sempre una domanda retorica. Ho imparato ad apprezzare qualsiasi cibo, senza far domande sugli ingredienti. Ho imparato ad attraversare la strada guardando dalla parte giusta. Ho imparato a chiedere il perché di ogni cosa. Poi ho imparato che a volte è meglio non chiedere il perché di ogni cosa. Ho imparato a voler bene ai miei animali domestici, le Cockroaches, simpatiche blatte che mi sorridono al mattino quando vado in bagno. Ho imparato che il culo prima o poi gira per tutti, devi solo continuare a muoverti. Ho imparato che, per quanto impegno ci metta, non riuscirò mai a lavare e stirare come mia madre. Ho imparato a rispondere “Buonasera”, quando dall’altra parte del telefono sento un “Buongiorno”. Ho imparato che in altre culture un sorriso può significare imbarazzo. Ho imparato il retrogusto dolceamaro che segue alle telefonate oltreoceano. Ho imparato che in inglese la traduzione di tamarro e lo slang per dire “italiano” sono la stessa parola. Ho imparato cosa vuol dire arrivare a fine mese sudandosi ogni centesimo. Ho imparato ad avvicinare gli opossum e a fare il verso dei pinguini. Ho imparato un po’ d’inglese, un po’ di francese e un po’ di spagnolo. Ho imparato che la felicità è una Ciambella glassata alle 2 del mattino mentre torni da lavorare. Ho imparato a pormi dei limiti, ed ho imparato a non rispettarli. Ho imparato a convivere con Cinesi, Colombiani, Australiani, Inglesi, Tedeschi, Francesi, Finlandesi e Americani. Ho imparato a lasciare le mance. Ho imparato a portare 4 piatti. Ho imparato a cambiare idea, a cambiare programma, a cambiare lavoro, a cambiare strada, a cambiare caffè, a cambiare espressione.

Ho imparato a non smettere di imparare.


  • Facebook
  • Twitter
  • Digg
  • Delicious
  • Google Buzz

Cronaca di un Copywriter a Melbourne - Giorno 36

Non sono un tipo abitudinario. Almeno, non in genere. Mi piace cambiare strada, cambiare colazione, cambiare marca. Mi piace scoprire ogni giorno una cosa diversa, per evitare di cadere nell’abitudine.

Dicono che quando si ha un dejavù significhi che ti trovi esattamente in linea con il tuo destino, sei esattamente dove dovresti essere, al momento giusto, nel posto giusto. Non so se sia per questa mia attitudine a cambiare strada, o perché abbia preso scelte a volte difficili, ma non ho mai avuto un dejavù negli ultimi 5-6 anni.

Ho appena passato la prima boa, un mese e 5 giorni. E già ho paura di cominciare a stabilizzarmi. I primi giorni non capivo quelli che se ne scappavano in giro tra l'oceania e il sud est asiatico dopo pochissimi mesi dal loro arrivo, ora vorrei imitarli.
Esisteranno i copywriter in Laos?

P.s. A seguire una pièce del mio personaggio preferito in tutta Victoria.


  • Facebook
  • Twitter
  • Digg
  • Delicious
  • Google Buzz

Un copywriter a Melbourne – Giorno 18.



26 Gennaio. Australian Day. Ciò che per noi è la festa della repubblica, qui si celebra a fine Gennaio, in rigoroso stile anglosassone. Bandiere, aerei, pic-nic, barbeque, l’erba dei parchi tagliata all’inglese, stelle bianche su fondo blu.

I passi delle persone sono rallentati dalla festa. Oggi non ci sono cravatte in giro, e le 24 ore sono rimaste a casa, piene degli impegni per lunedì. Il sole fa capolino sopra Melbourne, ed illumina il nostro pranzo al sacco.

Altri italiani. E poi francesi, spagnoli, brasiliani, giapponesi, colombiani. Un esercito di zaini che ricorda l’armata brancaleone. Ognuno con i suoi problemi, ognuno con il suo accento. Il visto dentro lo zaino e una bandiera australiana sulle spalle.

In una bottiglia di vino ho trovato un’occasione. Tra le carte dei vini un lavoro.
Ho brindato alla fortuna con del rosso di Yarra Valley.
  • Facebook
  • Twitter
  • Digg
  • Delicious
  • Google Buzz

Cronaca di un Copywriter a Melbourne - Giorno 10



Musica. Odore di cibo. Spicchio d’estate.
Una madre balla con i suoi 2 figli. Il sole sta calando sul Queen’s Victoria Market. Sollevo la birra al cielo ed il vetro si accende. Un uomo si muove a tempo dei bonghi. Intorno a me parlano 3 lingue, ma l’unica che riesco a capire è quella composta dalle note che escono delle casse.

Strani tatuaggi coprono i sogni nascosti sotto la pelle. Il Fine-Tuning è l’ingrediente segreto di un hot dog. Perderò le scarpe per camminare a piedi nudi sulle speranze. E alla fine ruberanno lo zaino pieno delle mie paure.


Cerco me stesso guardandomi intorno. La mia bussola non indica più il Nord del mondo.

  • Facebook
  • Twitter
  • Digg
  • Delicious
  • Google Buzz

Cronaca di un Copywriter a Melbourne - Giorno 5



L’ostello in cui vivo ha ben poco degli ostelli che siamo abituati a vedere nella nostra parte di mondo. Un palazzo austero, vittoriano, con rifiniture di mogano e un vago odore di morto. Se non fosse per la gente che ci vive dentro incuterebbe un sinistro timore. Qui tutti sono “mate” o “buddy”, ma se lasci la tua busta di cibo nel frigorifero puoi star sicuro che non ce la ritrovi.

Da mercoledì mi trasferirò in un appartamento stabile. Dopo aver girato in lungo e in largo per 3 giorni, finalmente ho trovato quello che cercavo: un buco a 130$ a settimana.
Considerando che l’ostello costa 220$ a settimana, potete immaginare da soli in che posto mi sono cacciato. Dio benedica anni di campeggi e il mio spirito di adattamento.

Nel frattempo continuo a girare senza meta. Ormai ho visto più o meno tutto il CBD (Central Business District), ed è più piccolo del centro di Milano. La città ha una struttura diversa da quelle a cui siamo abituati noi italiani, e nonostante non abbia visitato per il momento nessun sobborgo, non capisco come questa città faccia a contenere 4 milioni di persone. C’è spazio per parchi, strade immense, palazzi alti e villette a schiera, ma gli spostamenti sono relativamente brevi.

Il tempo non è migliorato, ma per il fine settimana dovrebbe tornare il caldo tropicale. Persino il tizio svedese che dorme sotto di me sente freddo.

Mi sono iscritto a scuola. Da lunedì avrò meno tempo libero, ma il mio inglese comincerà lentamente a migliorare. Almeno spero. Non potrò stare all'ultimo banco e fare palline di carta, ma almeno avrò di che parlare.


  • Facebook
  • Twitter
  • Digg
  • Delicious
  • Google Buzz

Cronaca di un Copywriter a Melbourne – Giorno 3



Non so dove riesca a trovare tutte le energie, ma in questi giorni non sto fermo un minuto.

Conti da fare, case da vedere, documenti da sistemare. Ogni tanto ripenso ai pomeriggi uggiosi di Milano, quelli in cui mi promettevo di fare qualsiasi cosa, per poi ritrovarmi a guardare serie tv fino alla sera tardi. Nonostante faccia un pasto al giorno, cammini chilometri su chilometri e dorma dalle 4 alle 5 ore a notte, sento di poter rovesciare il mondo.
C’un altro Marco dentro che dà una mano a quello che c’è fuori.

Ormai il mio zaino è il mio migliore amico.
Un computer. Una macchina fotografica. I documenti.
Il kit di sopravvivenza nel 2012.

Il tempo continua a cambiare, ed il mio umore è sulla stessa linea. Si passa da momenti di caldo tropicale alle tempeste. Qui lo chiamano “the crazy weather of Melbourne”. Per me è solo un colpo di fulmine.



  • Facebook
  • Twitter
  • Digg
  • Delicious
  • Google Buzz

Cronaca di un Copywriter a Melbourne – Day 1



Finalmente dall’altra parte del mondo.

Questa notte ho dormito 2 ore a causa del jetlag, Ho prenotato un Ostello in zona Carlton, che, al contrario delle mie aspettative, si è rivelato più che rispettoso considerando la mia precedente abitazione a Milano. Una doccia veloce e alle 7 ero già in strada.

Grandi viali disegnati dal verde, i grattacieli accarezzano l’aria pulita che sa di mare, le biciclette portano a spasso i loro fantini in giacca e cravatta. Non è così caldo come avevo previsto, ma il vento tiepido sventola le bandiere di fronte al Royal Exhibition Centre, e l’erba tagliata all’inglese è una calamita per i miei piedi stanchi.

Sono bastati circa 20 minuti per capire il perché questa città abbia il più alto tenore di vita al mondo. Guardo le persone che mi passano accanto, e anche se il mio entusiasmo è un complice millantatore, sembrano tutti felici, rilassati. Era tanto tempo che non vedevo così tanti bambini. Era tanto tempo che non sentivo il fine tuning con una città che non fosse il mio borgo in Toscana.

Sono solo, senza una casa e senza un appoggio, ma non riesco a preoccuparmi di nulla.




  • Facebook
  • Twitter
  • Digg
  • Delicious
  • Google Buzz